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Marzia Piazzani e il trompe-l'oeil - A cura di Rolando Bellini

“Come ti sei incontrata, in accademia, con il maestro Aldo Spoldi?” la domanda (curiosa) che rivolgo a Marzia Piazzani, neodiplomata in Brera, secondo livello specialistico, vorrebbe essere provocatoria ma Marzia replica, seria: “Un corso di illustrazione”, pausa - mentre la guardo benevolo. “ È seguito un mio coinvolgimento, una contaminazione sul mondo fantastico e irreale ma non troppo, di Cristina Show.”

“Nel senso?”, domando ancora. E lei piatta: “Ho interpretato il personaggio a due teste, contrapposte, il filosofo Andrea Bortolon; un personaggio virtuale che è autore però di un libro in carne e ossa, Un dio non può farsi male.”

Inizia così il nostro confronto “critico” voluto dall’amico Aldo Spoldi, in un’aula di incisione satura di acidi.

Sarà forse per questa acidiosa ma creativa avidità che l’incontro si fa graffiante.

La giovane Piazzani mi mostra il suo lavoro che è poi se stessa: dal ritratto nello specchio all’autoritratto fantasmatico, da Simmel a Lacan, lo sguardo che ti guarda, il tuo che è anche in questo caso, quello del dipinto. Perché Marzia Piazzani dipinge, a olio, nel rispetto di una tradizione (una fra molte).

Aldo interviene per farmi notare che l’autorappresentazione di Marzia parrebbe “un attraversamento.” Oltre il visibile? “Oltre il dicibile e dunque oltre il rappresentabile secondo natura o realtà.” Ha ragione, Spoldi, Marzia viene così a confermare la propria appartenenza al “partito” di Parrasio.

Non è Zeusi, il suo maestro. Non di rispecchiamento della realtà si tratta. Non per lei. Altrimenti come avrebbe potuto dialogare e interagire con i personaggi virtuali del veicolo formativo di Aldo? Piuttosto, lei è tutta intenta, per via pittorica, con la complicità di specchi indiscreti, nella realizzazione di un sembiante che va dichiarando un nuovo senso, un’altra e nuova identità di sé. Di quel volto-corpo che dopo Schiele, dopo altri fino a comprendere Bacon, si è fatto strumento di una violazione. Una violazione percettiva e cognitiva che dice di sé (di questo suo bel volto-corpo): non mi auto rappresento ma offro di me, senza pudori, un trompe-l’oeil.

 

Brera, lì 20/11/2013

 

Rolando Bellini