Statement

Published in Aboutme
Posted by  Mercoledì, 07-15-2015
(3 votes)

Molte sono le modalità e i processi che intervengono nella rappresentazione del proprio e dell’altrui volto, e le motivazioni che spingono l’uomo all’autorappresentazione sono vaste e diverse, se penso alla questione del volto ciò che immediatamente appare nella mia memoria visiva è lo sguardo delle persone che amo e che ho amato.

Il ritratto e l’autoritratto sono per me una sorta di promessa d’amore, un modo per conoscere, apprezzare, amare ciò che si ha davanti; è un percorso alternativo di entrare in contatto con un essere vivente.

“In fondo, la questione del volto, anche nella sua versione artistica, in quell’antico soggetto dell’arte che è il ritratto, è sempre la ripresa del volto amato, dello sguardo di colui o colei che ci ha dato uno sguardo attraverso i suoi occhi, i suoi tratti, le sue smorfie”

Ciò che il ritratto rappresenta non è semplicemente un accumulo di fisionomie, tutte diverse l’una dall’altra; nel profondo di ogni singolo lineamento si cela un sentimento universale, che è ciò che ognuno di noi prova nell’incontro con lo sguardo di una persona cara.

Il ritratto è questo, una singola persona, un volto che, entrato a far parte della storia dell’arte si fa portatore della singolarità di un’esistenza irripetibile, la quale diventa, tramite l’arte, universale.

È nel volto dell’altro, ma di un altro unico e irripetibile, che io ritrovo me stesso e incontro il mondo. Un mondo sconosciuto e inquietante, un mondo straniero e straniante.

L’importanza dello sguardo è forte, è il processo più rapido e sincero di conoscenza dell’altro; ma è anche un modo per auto-conoscersi, infatti noi esistiamo soltanto come alterità e, in quanto tali, dobbiamo obbligatoriamente passare dallo sguardo altrui per capire noi stessi, poiché nel mio sguardo su me stesso non vi è alcuna identità possibile. In tale ragionamento può sembrare che l’autoritratto venga escluso da questo processo di conoscenza, ma in realtà, nell’autoritratto l’artista si vede da fuori, come se la sua faccia non fosse la sua, si comporta cose se stesse ritraendo un modello qualunque.

Nell’autoritratto quindi, come nel ritratto si ricerca l’alterità, un’alterità che ci consente di avere un’identità; posso infatti definire il mio Io nel momento in cui esiste un altro.

Nella mia pittura, pur legata agli sviluppi della pittura naturalistica e alla resa tridimensionale dei corpi, il tentativo è di pervenire a definire l’identità del soggetto mediante la raffigurazione dell’aspetto esterno.

Ancora una volta anima e corpo, legati inscindibilmente tra loro, che si manifestano nelle pennellate che compongono l’opera.

Quest’unico volto che il ritratto cerca di fissare e di darci a vedere è, in fondo, il volto dell’umanità, dell’essenza dell’essere umano, della sua identità impossibile e pur così reale e desiderata.

In questo modo, il ritratto si fa universale nel momento in cui è singolare, non esiste un ritratto astratto o un volto universale, esistono solo identità irripetibili. In fondo, quel che davvero ritorna nel ritratto è l’irripetibilità del volto e dello sguardo. Ed è nel riconoscimento di quell’irripetibilità, nella sua singolarità assoluta, che io ritrovo ciò che più amo: l’irripetibilità dello sguardo che mi ha dato e mi da la vita.

In qualche modo è come se nel ritratto non vi sia la rappresentazione del volto, ma una rivelazione; ci mostra il viso per la prima volta, ci porta a farne esperienza.

È per questo che un ritratto si serve dell’immagine riflessa nello specchio, ma ne è assolutamente lontana; è l’invenzione e l’esperienza di un volto sempre nuovo che si svela a appare nell’alterità di uno sguardo che non mi appartiene. Occorre un altro, un altro volto, e non uno specchio, perché il volto dell’altro e il mio volto possano apparire.

Uno sguardo immerso in un mondo che non è nostro, circoscritto apparentemente nella tela, ma che riesce a vibrare dentro di noi come se fosse qui, vivo e animato.

È forse questa sensazione che circonda il ritratto, un alone carico di mistero e di vita, perché, forse, è proprio questo che in un ritratto si cerca ininterrottamente di raggiungere, è a questo a cui infinitamente si mira, creare la vita con un atto d’amore. Ricercando questo fine immergo le mie creazioni in uno sfondo bianco con solo leggere sfumature di colore, quasi impercettibili, che permettono di focalizzare l’attenzione su queste identità trasportate nella tela attraverso il colore a olio.

Marzia Piazzani

Read 16140 times Last modified on Domenica, 16 Agosto 2015 09:15
Share »

Latest from Marzia Piazzani